Until Dawn: notti di terrore e morte
Era il 2015 quando Supermassive Games pubblicava Until Dawn, videogioco survival horror in esclusiva per Playstation 4. Ora a distanza di dieci anni arriva al cinema l’adattamento live action. Scritto da Blair Butler e Gary Dauberman, il film è diretto da David F. Sandberg (già regista dei due Shazam!) e vede protagonisti Ella Rubin, Michael Cimino, Odessa A’zion, Ji-young Yoo, Belmont Cameli, Maia Mitchell e Peter Stormare.
La storia vede protagonisti cinque amici – Clover, Max, Nina, Megan, Abel e Melanie – ripercorrere le tappe di Melanie un anno dopo la sua scomparsa. Nel loro viaggio alla ricerca dell’amica e sorella di Clover, i cinque giungono nella remota e sperduta valle dove è scomparsa. Esplorando un centro visitatori abbandonati i ragazzi sono inseguiti da un assassino mascherato e uccisi brutalmente uno dopo l’altro. Un incubo che però ricomincia ogni notte. Intrappolati nella misteriosa valle, il gruppo di amici rivive così ripetutamente la notte di terrore, ma ogni volta la minaccia è diversa. Resisi conto di avere un numero limitato di possibilità, tenteranno di tutto per sopravvivere fino all’alba e fuggire così dall’incubo.
Dal videogame al cinema

Portare al cinema un videogame non è mai semplice, soprattutto se molto amato. A partire dagli anni ’90 molti sono stati i flop e le delusioni e pochi i film riusciti (come il recente Super Mario Bros. – Il Film) e la trasposizione diviene più complicata se il gioco cui ci si ispira è interattivo e il cui andamento quindi dipende dalle scelte del giocatore. Il film di Until Dawn rientra nella categoria di mezzo, non un completo disastro ma neanche un capolavoro dell’horror. Un onesto guilty pleasure che riesce a divertire ed intrattenere quanto basta.
Consapevoli dell’impossibilità di replicare una storia interattiva e con dieci finali diversi, gli sceneggiatori hanno deciso di puntare su un topos narrativo alquanto abusato: il loop temporale. Ecco quindi che i primi film a cui lo spettatore va a pensare sono il cult Il giorno della marmotta e soprattutto l’horror comedy Auguri per la tua morte. A differenza di quest’ultimo però il film diretto da David F. Sandberg presenta ogni volta una minaccia diversa. Una scelta sicuramente vincente che permette al cineasta di sbizzarrirsi con il genere horror, citandone i vari sottogeneri. Ecco quindi che abbiamo il classico killer degli slasher movie, l’home invasione, gli zombie, le streghe e via dicendo. Una film quindi che se da una parte risulta qualcosa di già visto, dall’altra ha dalla sua sicuramente una certa diversificazione di quanto succede.
Until Dawn presenta inoltre la classica struttura degli horror. Dopo un primo incipit in cui assistiamo ad una scena concitata e all’immancabile omicidio che darà il via al tutto, ci vengono presentati i protagonisti della vicenda, che da lì a poco entreranno nell’incubo. Scene dalla calma apparente ma dalla tensione tangibile, dove non mancano stazioni di servizio sperdute e commessi inquietanti.
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Guilty Pleasure

Se il film funziona è principalmente perché non si prende troppo sul serio. Non mancano infatti battute che ironizzano sul genere horror e sui film con il loop temporale in particolare e morti che oltre a stupire divertiranno non poco. Inoltre Until Dawn ha dalla sua un’angoscia di fondo costante, anche nei momenti di “calma” e riesce ad intrattenere a dovere grazie ad una storia divertente e avvincente quanto basta. A cui vanno aggiunti tanto sangue, mostri e morti sempre diverse.
Molteplici i riferimenti al gioco cui il film si ispira, per la gioia dei fan. Se il numero dei personaggi è ridotto per ovvie ragioni (con nomi diversi, scelta questa meno ovvia), la storia come nel videogame si svolge a Blackwood Pines, vengono citati i minatori e il disastro che li ha coinvolti, ritroviamo i wendigo e molto altro.
Il problema è che oltre a risultare qualcosa di già visto – difetto su cui si può sorvolare – c’è un eccessivo uso degli jump scare che sono anche alquanto prevedibili. Difficile spaventarsi quando si sa già quando un mostro sbucherà fuori improvvisamente. Come se non bastasse l’indagine che portano i protagonisti a svelare il mistero che li circonda è veramente troppo breve. La storia risulta così alquanto frettolosa. Se si prende i suoi tempi per mostrarci morti sempre diverse, mostri e qualt’altro, accelera troppo su tutto il resto. In pochi minuti i cinque capiscono chi c’è dietro le quinte, anche se inizialmente non ne comprendono il motivo. E qui c’è arriva il secondo problema, perché il motivo che spinge il villain ad ad intrappolare le sue vittime in un incubo ricorrente ma sempre diverso non è poi così incisivo. È quasi banale. Fortunatamente ad interpretarlo c’è un sempre bravo e inquietante Peter Stormare.
Insieme a lui un cast di giovani attori che si cala totalmente nella parte e che ha una chimica niente male. Ella Rubin, Michael Cimino, Odessa A’zion, Ji-young Yoo,Belmont Cameli, Maia Mitchell riescono a trasmettere tutto lo smarrimento e lo sgomento dei loro personaggi. Promossi.
In definitiva Until Dawn è un survival horror che nonostante gli evidenti difetti riesce a divertire e intrattenere, soprattutto se siete disposti a discostarvi (tanto) dal videogame cui si ispira. Un guilty pleasure che non deluderà gli amanti del genere.
Until Dawn al cinema dal 24 aprile distribuito da Sony Pictures.
