Tony Leung: intervista al grande attore hongkonghese
Tony Leung Chiu-Wai è una delle figure più iconiche e versatili del cinema asiatico. Dai film d’azione che hanno segnato un’epoca con John Woo, dove il suo sguardo silenzioso diventava pura tensione, alle collaborazioni con Wong Kar-wai, in cui ha dato corpo a personaggi fragili, romantici e profondamente umani. Un attore capace di attraversare generi, stili e decenni senza mai perdere intensità. Negli ultimi anni il suo percorso lo ha portato fino a Hollywood e all’universo Marvel, confermando una carriera internazionale costruita su talento e misura.
Oggi però Tony Leung torna a un cinema più raccolto e personale con Silent Friend, un film intimo, fatto di silenzi, attese e sfumature emotive. Abbiamo avuto il grande piacere di intervistarlo proprio in occasione di questo film, scoprendo una persona estremamente gentile, cordiale e disponibile, oltre che un immenso attore. Ecco la nostra intervista.
Il film è molto silenzioso e contemplativo. Ti è piaciuto lavorare in un’atmosfera di questo tipo?
Tony Leung Chiu-Wai: Mi è piaciuto molto. È stata anche la mia prima esperienza con un regista europeo. Questo tipo di quiete e di silenzio è molto diverso da ciò che avevo fatto in precedenza. Nei film di Wong Kar-wai c’è spesso silenzio e immobilità, ma lo stato d’animo è completamente diverso: lì sembra che il personaggio abbia molte tensioni interiori, segreti, emozioni represse, sentimenti trattenuti.
In Silent Friend, invece, tutto è estremamente calmo. È come avere la mente vuota, quasi una meditazione. È come stare insieme alla natura, cercando di raggiungere un’armonia con tutto ciò che ti circonda. Questo tipo di silenzio e immobilità è quindi totalmente diverso: è stata un’esperienza davvero speciale.
Il tuo personaggio spiega pochissimo di sé. Come hai deciso cosa provasse interiormente?
Tony Leung Chiu-Wai: Credo che dipenda molto dalla conoscenza. Per prepararmi a questo ruolo, oltre a studiare le neuroscienze legate allo sviluppo cognitivo precoce dei neonati — perché il mio personaggio lavora in quel campo — ho letto anche libri sull’intelligenza delle piante. Dopo quelle letture, la mia prospettiva sulle piante è cambiata completamente. Quando hai quel tipo di conoscenza, guardi alberi e piante in modo diverso, e provi sentimenti diversi nei loro confronti. Questo probabilmente ha aggiunto più livelli alle mie espressioni. Non saprei dire esattamente come: non ne sono pienamente consapevole.
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Quando hai letto la sceneggiatura, quali emozioni ti sono rimaste più impresse?
Tony Leung Chiu-Wai: La prima emozione… la prima cosa che ho sentito è che il vero protagonista è un albero. Non io, ma l’albero.
Il film racconta tre storie diverse, ambientate in epoche differenti: gli inizi del Novecento, gli anni Settanta e gli anni Venti del Duemila. Quando ho letto la sceneggiatura, non avevo idea di come tutto questo sarebbe stato tradotto in immagini e suoni. Non sapevo come la regista avrebbe montato il film. In realtà, non avevo alcuna idea di come sarebbe stato il film finale. Ma per me la sceneggiatura non è l’elemento più importante: il regista lo è.
Pensi che questo film chieda allo spettatore di rallentare e di guardare con maggiore attenzione?
Tony Leung Chiu-Wai: Sì, penso di sì. Credo che l’intenzione del film sia quella di ricordarci di riconsiderare il nostro rapporto con la natura. A volte dovremmo rallentare e ascoltare davvero la natura: così cambierebbe anche il nostro approccio alle cose, perché inizieremmo a tenerne conto. Spesso non ascoltiamo la natura e finiamo per fare cose che la danneggiano. Questo film ci invita a ripensare al nostro rapporto con il pianeta, a come possiamo condividerlo e a come rispettarci reciprocamente come membri di questo mondo. Dopo questo progetto, ho sviluppato una prospettiva diversa sugli alberi. Li considero più simili agli esseri umani. Credo che alcuni alberi di oltre 150 anni possano avere un’anima. Li tratto come esseri senzienti. E se sviluppi questo tipo di sensibilità verso le piante, allora la estendi anche a formiche, insetti, animali, a tutto. In ogni azione che compi, inizi a pensarli come presenze da rispettare. Per esempio, quando l’anno scorso ho costruito una casa vicino a un lago, ho detto subito all’impresa: “Non uccidete nessun albero”.
Intervista di Emanuele “Emakatov” Massetti
