The Butler: l’America vista con gli occhi di un maggiordomo
Era il 2014 quando nei cinema italiani arrivò The Butler – Un maggiordomo alla Casa Bianca, film di Lee Daniels (Precious) con protagonisti Forest Whitaker, Oprah Winfrey, David Oyelowo, Cuba Gooding Jr, Lenny Kravitz, cui si affiancano star del calibro di Mariah Carey, John Cusak, Jane Fonda, Terrence Howard, James Mardsen, Alex Pettyfer, Vanessa Redgrave, Alan Rickman, Liev Schreiber e Robin Williams.
Dopo aver servito prima come raccoglitore di cotone e poi come domestico nella villa del proprietario della piantagione, il giovane Cecil Gaines riesce a lasciare il luogo dove è cresciuto. Trovato lavoro come cameriere presso un hotel del posto, grazie al suo mentore dopo anni di duro lavoro riesce a lasciare il sud segregazionista per lavorare in un lussuoso hotel di Whashington D.C.. Arrivato nella capitale Cecil si distinguerà a tal punto nel suo mestiere da essere assunto come maggiordomo presso la Casa Bianca, dove in più di trent’anni di lavoro si conquisterà la fiducia dei presidenti che si susseguiranno e dove vedrà il lento cambiamento della società americana.
Una storia vera

Lee Daniels porta sullo schermo la vera storia di Eugen Allen, maggiordomo della Casa Bianca al servizio di sette amministrazioni Usa dal 1957 al 1986, ispirandosi all’articolo A Butler Well Served by This Election scritto da Will Haygood, uscito sul Washington Post nel 2008.
Attraverso gli occhi e la vita familiare e lavorativa di Gaines (nome che assume Allen nel film) il regista mostra i cambiamenti sociali e politici che gli Stati Uniti subiranno negli anni, in particolare quelli degli anni ’60 e ’70. Lee pone la lente di ingrandimento su uno degli argomenti più spinosi nella storia americana: la discriminazione razziale.
Il regista mostra la trasformazione della società, tutt’altro che pacifica, ripercorrendo un po’ troppo frettolosamente gli avvenimenti principali di quelli anni, partendo dagli assassinii di John F. Kennedy e Martin Luther King, passando per i movimenti dei Freedom Riders e delle Black Panther, la guerra del Vietnam e lo scandalo Watergate, fino ad arrivare all’evento che sancirà definitivamente il lungo processo di integrazione e il riconoscimento in toto dei diritti civili alla comunità afroamericana e alle altre minoranze: l’elezione a Presidente degli Stati Uniti di Barak Obama.
Due facce di una stessa medaglia

Il cambiamento subito negli anni dalla società americana in The Butler viene mostrato sì attraverso le decisioni prese dalla varie amministrazioni, ma in particolare tramite le divergenze tra Cecil e suo figlio Louis. Padre e figlio rappresentano due facce della stessa medaglia, due modi diversi di rapportarsi alla condizione che vivono gli afroamericani. Cecil decide di essere uno spettatore passivo di ciò che sta accadendo, confidando che solo facendo bene e in silenzio il proprio lavoro arriveranno i riconoscimenti che ci spettano, compresa la parità di diritti.
Una visione figlia di una vita vissuta in una società in cui la vita di un nero vale meno di niente. Al contrario suo figlio Louis non riesce a sopportare la condizione degli afroamericani in America e decide di battersi strenuamente per ottenere quei diritti negati senza un reale motivo, il che lo porterà a divenire un Freedom Rider prima e un Black Panther poi. Decisioni non condivise dal padre, più per paura che possa accadergli qualcosa di male che per vera convinzione. Divergenze di opinioni che li porteranno ad allontanarsi, perché è meglio disconoscere un figlio che vederlo morire per i propri ideali.
Seppur seguendo strade diverse, entrambi raggiungeranno il proprio scopo ed entrambi col tempo capiranno il punto di vista dell’altro, tanto che Cecil agirà in prima persona per ottenere un riconoscimento che lui e i suoi colleghi attendono da tempo, decidendo di manifestare insieme al figlio a favore di Nelson Mandela.
Cambiamento radicale

The Butler ha sicuramente il pregio di mostrare il radicale cambiamento dell’America non dal punto di vista di uno dei suoi personaggi di spicco, ma tramite la vita di un uomo qualunque che ha vissuto tali cambiamenti sulla sua pelle, ma che ha nel suo ridondante didascalismo e retorica il proprio punto debole, il tutto supportato da una regia che si limita a mostrare gli eventi senza riuscire a portare lo spettatore all’interno della vita di Cecil.
Un film verboso e dal ritmo pacato – come il protagonista – che scorre lentamente ed inesorabilmente, e che ha nei faccia a faccia tra padre e figlio i suoi momenti “action”, resi credibili grazie alla grande prova del Premio Oscar Forest Whitaker, che regge l’intero peso del film sulle sue spalle. Ad affiancarlo una sorprendente Oprah Winfrey nei panni della moglie, donna innamorata e disillusa. Buona la prova del resto del cast, a partire da David Oyelowo e Elijah Kelley, nel ruolo dei due figli di Cecil, Cooba Gooding Jr e Lanny Kravitz, amici e colleghi del protagonista, sino ad arrivare alla sfilza di guest star presenti nel film.
In conclusione The Butler – Un maggiordomo alla Casa Bianca è un film che nonostante i difetti a livello narrativo riesce a fornire nuova linfa ed un nuovo punto di vista ad un argomento delicato, e riuscirà a conquistare e a far commuovere lo spettatore.
