Queer: fame di amore e desiderio
Era il 1985 quando veniva pubblicato Queer, romanzo autobiografico scritto da William S. Burroughs e ora a distanza di quarant’anni arriva l’adattamento cinematografico. Il film scritto da Justin Kuritzkes (Challengers) è diretto da Luca Guadagnino e vede protagonista assoluto Daniel Craig. Insieme a lui troviamo Drew Starkey, Jason Schwartzman, Lesley Manville e Henry Zaga.
Città del Messico, 1950. William Lee è un americano sulla soglia dei quaranta espatriato che passa quasi tutto il giorno da solo. Uniche eccezzioni le poche relazioni con gli altri americani presenti in città, come Joe. La sua vita verra stravolta dall’incontro con Eugene Allerton, un giovane studente appena arrivato in città. Con lui Lee si illude di poter avere finalmente una relazione intima con qualcuno.
Amore disperato

Una disperata ricerca di amore, desiderio e sesso. Non c’è modo migliore per definire Queer, ultima fatica registica di Luca Guadagnino. Il film tratto dal noto romanzo è prima di tutto la storia di un uomo solo costretto a fuggire dagli Stati Uniti e alla continua ricerca di quella connessione con il prossimo che possa finalmente farlo sentire completo. William Lee è un uomo irrequieto, incapace di stare fermo, alla continua ricerca di qualcosa, soprattutto di sé stesso. È un apolide, straniero ovunque si trovi, prima a casa sua ora in Messico. incapace di trovare il suo posto nel mondo e di colmare il buco che ha nell’anima.
Lee è un uomo incapace di sopportare la sua solitudine e per questo cerca continua compagnia, per zittire quel dolore che lo affligge perennemente, tenuto a bada anche con alcol e droga. Un uomo incapace di venire a patti con le proprie incliniazioni e con il proprio essere e per questo continuamente sballato. Lee è un disastro ambulante, incapace di prendere in mano la sua vita, barcolla continuamente. Un equilibrio instabile che rappresenta appieno la sua situazione sentimentale e psichica.
Una situazione che in qualche modo peggiora quando incontra Eugene Allerton, che è il suo opposto. È tutto quello che lui non è. Non solo è giovane e bello ma è soprattutto curato. Non un capello fuori posto, non una goccia di sudore, vestiti in ordine e della giusta taglia. Ma in particolare è distaccato, Eugene non si fa prendere e governare dal desiderio. Eugene e William sono due facce della stessa medaglia, sono la passione che brucia in un attimo e l’indifferenza.
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In cerca di connessione

Queer riesce a catturare sin da subito non solo perché tecnicamente ineccepibile, ma soprattutto perchè racconta una storia universale. Quella di Lee e Eugene è una storia di inseguimento. È un road movie che ha per protagoniste le emozioni incontrollate, un cuore matto che non sa cosa cerca ma lo vuole tutto e subito. Luca Guadagnino ci porta nei meandri dell’animo umano e lo fa mostrandoci tutto senza pudore. Ci mostra corpi, sguardi, dolore, eccitazione, paura. Ci porta nel pieno di una vicenda vera e dolorosa, ci mostra un’amore che è qui ed ora ed uno che probabilmente mai sarà.
Grazie alla sua regia Luca Guadagnino porta lo spettatore nel pieno della vicenda, facendolo divenire testimone privilegiato dell’irrequietudine di Lee. Anche quando la macchina da presa è distante dai personaggi si riesce a leggere nel loro animo e quando si avvicina a loro ci mostra tutti i loro pensieri. Inoltre se nella prima parte a livello narrativo assistiamo ad un film canonico, nel terzo atto le cose cambiano e il tempo si fa più fluido, così come i corpi che si avvicinano diventando una cosa sola e mostrandoci visivamente il più grande desiderio desiderio del protagonista. Una scena che fa del body horror il suo punto di forza e che viene usato non per respingere ma per avvolgere e inglobare. Il tutto cesellato con la musica, in più occasioni anacronistica, che conferiscono ancora più forza alle scene.
Semplicemente incredibili i due attori protagonisti. Daniel Craig è eccezionale, riesce a restituire tutta l’impazienza di un uomo divorato dalla continua ricerca – di amore, sesso, droga, alcol, sé stesso -, un’anima tormentata, fragile e proprio per questa bellissima. Drew Starkey è perfetto nei panni di un giovane tanto algido quanto indolente. Discorso analogo anche per gli altri membri del cast, guidati da un Jason Schwartzman edonista, lascivo, ironico e indifferente.
Queer è un film che sin dai titoli di testa, che scorrono su fotografie dalla composizione ineccepibile, riesce a catturare ed incuriosire. Una storia malinconica, dove il tempo scorre in maniera irregolare ma inesauribile. Una vicenda in cui è facile riconoscersi e che ci mostra l’impossibilità di riuscire ad avere una connessione col prossimo. Magnetico.
Queer al cinema dal 17 aprile distribuito da Lucky Red.
