Le rose di Versailles: il disastroso ritorno di Lady Oscar
Oscar Francois de Jarjayes è uno dei personaggi di manga ed anime più amati di sempre. Nata dalla dalla fantasia di Ryoko Ikeda, il Comandante delle Guardie Reali è tra i protagonisti de Berusaiyu no bara (la cui traduzione letterale è Le rose di Versailles), manga pubblicato tra il 1972 ed il 1973 racconta in maniera romanzata la storia della Francia negli ultimi anni dell’Ancien Régime fino alla Rivoluzione Francese. Un manga dal successo inaspettato da cui nel 1979 verrà tratto un anime di 40 episodi divenuto col tempo un cult.
Ora a distanza di quasi cinquant’anni dalla prima messa in onda dell’anime, Oscar, Maria Antonietta, Fersen tornano con un nuovo film prodotto dallo studio MAPPA e Diretto da Ai Yoshimura. Uscito nei cinema giapponesi a gennaio 2025, in Italia è arrivato direttamente su Netflix.
Vive la France

Francia, 1770. La principessa austriaca Maria Antonietta giunge alla corte di Francia. Promessa sposa al delfino Luigi XVI, il loro matrimonio serve a rinsaldare l’amicizia tra le due potenze europee. A fare da scorta alla futura regina c’è Oscar Francois de Jarjayes, sesta figla del Generale de Jarjayes e comandante della guardia reale francese, cresciuta come un uomo da suo padre.
Una vita fatta di agi quella che vive Maria Antonietta alla reggia di Versailles, dove conosce e si innamora perdutamente del conte svedese Hans Axel von Fersen. Ma la felicità non durerà a lungo, sullo sfondo infatti la popolazione francese vive in condizioni sempre più misere. Una situazione insostenibile che sfocerà nella Rivoluzione francese.
Le rose di Versailles, nuova vita per Lady Oscar

Dare nuovamente vita ad un anime divenuto cult ed amato come Lady Oscar non è mai facile, soprattutto se la nuova versione è priva di quel pathos e di quei sentimenti che hanno fatto il successo dell’anime originale. Purtroppo l’amara verità è che il film prodotto ed animato dallo Studio Mappa e distribuito da Netflix è un disastro totale, una bocciattura senza appello né possibilità di redenzione.
Un film questo Le rose di Versailles in cui lo stile di disegno (che può piacere, anche se i personaggi sembrano tutti eterni adolescenti) e le legnose animazioni sono gli ultimi dei problemi. Il difetto più lampante è una sceneggiatura frettolosa e che riassume male, in modo maldestro una storia densa di avvenimenti. Una storia quindi che risulta non solo condensata in appena due ore, ma che omette eventi o personaggi fondamentali sia per la storia che per l’evoluzione caratteriale dei personaggi, in particolare delle rose del film ovvero la regina Maria Antonietta, il conte Hans Axel von Fersen e soprattutto Oscar Fracois de Jarjays.
Proprio i personaggi sono uno dei tasti dolenti di questo anime. Risultano tutti piatti ed anonimi, senza un minimo di caratterizzaione e quindi di evoluzione. Nel film non si capisce mai cosa porta la popolazione di Parigi a ribellarsi alla monarchia, non si vede mai il cambiamento di Oscar e l’amore tra quest’ultima ed André è raccontato in maniera sbrigativa e superficiale.
A tutto ciò vanno aggiunte la bellezza di sedici canzoni, che definire invasive è un eufemismo. Se la prima è ormai un must in ogni film anime moderno tratto da un manga e funge praticamente da sigla, le successive sono totalmente fuori luogo. Vorrebbero riassumere in pochi minuti avvenimenti importanti, il problema è che lo fanno in maniera maldresta. Le parti musicali sono dei meri videoclip che dovrebbero riassumere la situazione mostrata e farci arrivare i sentimenti dei protagonisti, la verità è che portano solo confusione e lasciano perplessi. Il tutto contornato da una patina lucente e petali di rosa che volano ogni cinque minuti. Un film quindi che vorrebbe essere un musical ma dove le canzoni non solo sono più che dimenticabili ma interrompono continuamente la storia invece di mandarla avanti. La narrazione risulta così frammentata e tutt’altro che fluida.
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Nessuna emozione

Questa nuova versione de Le rose di Versailles è purtroppo un anime privo di poesia e profondità. 120 minuti di noia e assurdità. Il film diretto da Ai Yoshimura è privo di qualsiasi sentimento o paths, con il passare dei minuti non si prova uno straccio di emozione e non si empatizza con in personaggi. È a dir poco asettico.
Purtroppo il film non riesce a restituire non solo i temi trattati ma anche le emozioni delle pagine del manga di Ryoko Ikeda. Se l’opera originale parla si di fine della monarchia assoluta e di Rivoluzione Francese è soprattutto una storia di persone che per quanto vivano una vita agiata si sentono come animali in gabbia. Oscar, Maria Antonietta e Fersen sono tre eroi tragici che pagheranno per i loro “crimini”. Quella raccontata in Lady Oscar è un vero e proprio coming of age, una storia di maturazione personale in cui i personaggi evolvono. Il tutto raccontato anche attraverso i mutamenti della società.
Ma Le rose di Versailles è anche una storia d’amore. Non solo quello romantico, che è ovviamente quello che più risalta, ma anche e soprattutto per sé stessi. Il manga ci mostra come i personaggi piano piano imparino a conoscere sia l’amore romantico che quello individuale, ricercando quella felità di cui sono stati privati.
Tutti elementi che in questo film mancano ed è un peccato imperdonabile. Nell’anime targato Studio Mappa e Netflix invece tutti questi elementi vengono completamente omessi od appenna accenati. Ci si ritrova a vedere un prodotto che vorrebbe omaggiare un manga divenuto un cult ma che invece risulta sconclusionato e privo di ogni trepidazione. Anche le morti di André ed Oscar, i momenti più commoventi del manga e dell’anime del 1979, risultano fredde.
L’amara verità è che Le rose di Versailles è un disastro totale, un bignami sconclusionato e poco comprensibile, con scelte narrative assurde e dove a farla da padrone è l’assenza di emozioni. Un film dimenticabile dove i personaggi sono unidimensionali e ci si annoia parecchio. Se nel film volano petali di rose, dalle bocche degli spettatori volano imprecazioni. Tante imprecazioni.
Le rose di Versailles, disponibile su Netflix.
