L’Odissea: la personale rilettura di Cristopher Nolan

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L’Odissea è uno dei poemi epici più noti di sempre. Attribuita al poeta Omero, l’opera è divisa in ventiquattro libri e narra il lungo e insidioso viaggio di ritorno a casa dopo la fine della guerra di Troia del re di Itaca Odisseo (o Ulisse se preferite). Un viaggio quello dell’eroe greco e dei suoi compagni lungo ben dieci anni. E se il re di Itaca pena per tornare a casa, la vita non è più facile per sua moglie Penelope e per loro figlio Telemaco, costretti a lottare con un gruppo di giovani pretendenti che puntano a sposare la regina e salire così al trono.

Una racconto da secoli affascina e conquista e che ha visto varie trasposizioni in televisione e al cinema, ultima delle quali è il nuovo film di Christopher Nolan. Protagonista un cast guidato da Matt Damon nei panni di Odisseo, al cui fianco troviamo Anne Hathaway (Penelope), Tom Holland (Telemaco), Robert Pattinson (Antinoo), Charlize Theron (Calipso), Zendaya (Athena), Lupita Nyong’o (Elena), Jon Bernthal (Menelao), Elliot Page (Sinone), Mia Goth (Melanto), Samantha Morton (Circe) e John Leguizamo (Eumeo).

L’Odissea, un adattamento non facile

Recensione de L'Odissea, nuovo film di Christopher Nolan ispirato al noto poema omerico. Al cinema da 16 luglio.

Adattare un libro per il cinema non è mai facile, figuriamoci se il libro in questione è un poema epico di ventiquattro libri denso di significato e pieno di chiavi di lettura. Di film e serie tv tratte da L’Odissea ne sono stati fatti molti e ad oggi il più amato e il più riuscito è senza dubbio la serie datata 1968 per la regia di Franco Rossi, Piero Schivazappa e Mario Bava. Una serie in otto puntate che risulta la più fedele all’opera originale, non tanto perché ripropone in maniera fedele la storia ma perché ne ha carpito più di ogni altra produzione l’anima. Anima che manca nella personale versione di Christopher Nolan.

Riassumere in solo tre ore tutti gli avvenimenti raccontati nel poema è sostanzialmente impossibile e che il racconto subisse dei tagli e fosse una sorta di “bignami” era scontato, ma l’assenza totale del cuore e del significato più profondo dell’opera sono mancanze imperdonabili. Ciò che manca all’Odissea di Nolan è proprio L’Odissea. Se focalizzarsi più sull’attesa e sulla voglia del ritorno, sia di Odisseo e dei suoi compagni sia di Penelope e Telemaco, può essere una chiave di lettura interessante, mettere praticamente da parte il viaggio e tutto ciò che comporta per il protagonista molto meno.

Quel poco di viaggio che vediamo è episodico e poco incisivo. Il protagonista e i suoi compagni arrivano su un’isola, affrontano (brevemente) un pericolo e ripartono. In maniera ripetitiva e meccanica, quindi poco interessante. Più che davanti ad un viaggio ci viene proposta una corsa disperata e frenetica. Il cui risultato è un’insieme di episodi troppo slegati tra loro e spesso asettici. Avvenimenti praticamente privi di suspense – quelle poche emozioni che arrivano le si devono alla parte tecnica del film solo, regia, fotografia e musiche – e non alla sceneggiatura.

Ed è una grande pecca di questa Odissea, perché se nel poema ogni tappa è per il protagonista una prova da affrontare e superare e che lo cambierà profondamente, smussando la sua superbia e la sua arroganza, facendolo diventare più saggio e meno impulsivo, in questo film diventano solo delle deviazioni impreviste che servono solo come pit stop verso Itaca. Sono spogliati di ogni significato e di ogni insegnamento. Qui la saggezza di Odisseo deriva principalmente dalla sua vecchiaia e dagli avvertimenti ricevuti dai compagni incontrati nell’Ade.

Una rilettura personale

Recensione de L'Odissea, nuovo film di Christopher Nolan ispirato al noto poema omerico. Al cinema da 16 luglio.

Christopher Nolan taglia e cuce a piacimento e andrebbe anche bene, è pur sempre una rilettura, il problema è che lo fa in maniera sgraziata e grossolana, usa l’accetta invece delle forbici (magari dalla punta arrotondata). Lavora per sottrazione, tanta sottrazione, con l’intento di dare più forza ai vari avvenimenti ma la verità è che li indebolisce. Troppo brevi, troppo superficiali. Lavorare per sottrazione spesso è un’ottima soluzione e Nolan l’ha saputo usare con maestria (vedi la scena dell’esplosione della bomba in Oppenheimer dove il silenzio la fa da padrone o qui nell’episodio di Polifemo, veramente ben riuscita anche se priva dei dialoghi che tutti conosciamo) ma tra sottrarre per ottenere qualcosa di nuovo e più potente e togliere del tutto c’è un’enorme differenza. Il regista stravolge situazioni, personaggi e concetti. Lo stesso Odisseo è in balia degli eventi, mai artefice del suo destino e privo di quell’astuzia che da sempre lo contraddistingue. Il suo ingegno è praticamente assente, un pallido riflesso di quello che dovrebbe essere. Se Omero usa l’epiteto polytropos che significa “dall’ingegno multiforme”, quindi un personaggio sfaccettato, nel film diventa colpevolmente monodimensionale. Un personaggio piatto e poco interessante.

Riguardo al protagonista il regista adopera un vero e proprio stravolgimento e così facendo stravolge anche l’opera originale e il suo significato. Il re di Itaca è un personaggio in continua evoluzione, l’Odisseo che lascia Troia dopo la vittoria non è lo stesso che arriva ad Itaca. Proprio per questo è sempre stato un personaggio affascinante. Nolan invece lo trasforma in un reduce di guerra che soffre di disturbo post-traumatico da stress che non riesce a sopportare il peso delle sue gesta e dei suoi peccati. Da fiero conquistatore di città nemiche a soldato pentito.

Una differenza sostanziale che ribalta completamente il poema epico. Se in Omero l’arroganza è la causa del lungo peregrinare per il Mediterraneo (è la superbia a far rivelare a Polifemo il suo vero nome e quindi a scatenare la vendetta di Poseidone), nel film invece il lungo viaggio è la punizione per espiare la colpa di aver distrutto Troia e la civiltà. Divorare il fiore di loto è il suo modo di fuggire dal suo senso di colpa e non dover così affrontare la sua coscienza.

Una rilettura personale ed interessante, sicuramente coerente con la storia che Nolan vuole raccontare con il suo film, ma che allo stesso tempo distorce sia il personaggio che il materiale originale, il suo cuore. Se L’Odissea omerica racconta di un ritorno a casa, questo film racconta l’espiazione di una colpa imperdonabile.

Discorso analogo per gli altri personaggi, tutti privi di spessore e carisma. Gli unici personaggi a cui va leggermente meglio sono Penelope ed Antinoo, regina fragile ma incrollabile e un nobile pavido e viscido. Purtroppo per quanto la prova del cast sia discreta non basta a dare spessore ai protagonisti di questa Odissea. Troppo anonimi.

Ciò che delude è anche il fatto che Nolan non osa, non affonda il colpo. Alcuni degli episodi del viaggio sono messi in scena e raccontati con grande maestria, il regista riesce a portare lo spettatore dentro l’azione e la tensione è in molti punti palpabile, ma manca il colpo decisivo. La grotta di Polifemo avrebbe potuto essere molto più horror e drammatico, l’incontro con Circe rivelatore e seducente, l’isola di Calipso malinconica e drammatica, Scilla e Cariddi pura angoscia e le Sirene un canto sublime, sconvolgente e doloroso, ma si resta sempre in superficie, non si vai mai fino in fondo. Ed è un vero peccato, si avverte costantemente la mancanza di qualcosa.

Un film che guarda al presente

Recensione de L'Odissea, nuovo film di Christopher Nolan ispirato al noto poema omerico. Al cinema da 16 luglio.

Un film L’Odissea che punta tanto, troppo, sull’attualizzazione dell’opera omerica. Così come già avvenuto in Oppenheimer abbiamo nuovamente un protagonista che si rende conto delle grandi conseguenze delle sue gesta solo dopo averle compiute. Se il fisico si rende conto della pericolosità bellica della bomba dopo averla creata, allo stesso modo il re di Itaca si rende conto di cosa comporti la caduta di Ilio solo dopo la sua conquista. Entrambi si rendono conto di aver cambiato il mondo per sempre solo troppo tardi, dopo aver assecondato il loro ego.

Quello che però ci si dimentica sempre, ma proprio sempre, quando si parla di poemi come L’Odissea e di molte altre opere letterarie e non solo è che sono già contemporanei. Non c’è bisogno di attualizzarli perché lo sono sempre stati. E i poemi omerici da secoli trascendono l’epoca in cui sono stati composti e possono essere usati come chiave di lettura dell’epoca moderna. Motivo per cui Christopher Nolan decide di “uccidere” gli dei nella sua versione de L’Odissea, perché come cantavano i Nomadi Dio è morto e rappresentarli in un film che vuole parlare di un presente dove i valori morali sono ormai crollati sarebbero superflui. Unica divinità presente è Athena, che più che la dea della saggezza qui è lo spettro del senso di colpa di Odisseo, un senso di colpa che non lo lascia mai, a partire dalla sua partenza per la guerra.

Inoltre per praticamente metà film ci viene raccontato la fase finale della guerra di Troia, quindi dell’inganno del cavallo e della caduta della città dell’Asia Minore. Christopher Nolan ci ritorna a più riprese, quasi ossessivamente. Se ai fini dell’adattamento nolaniano è utile per la rappresentazione di Odisseo – che comunque risulta scialba – e del discorso che il regista porta avanti sul crollo dei valori morali, dall’altro spezza e rallenta ancora di più la narrazione. Stesso discorso per le citazioni (o forse è meglio dire echi) dell’Orestea e dell’assassinio di Agamennone da parte della moglie Clitennestra e del suo amante Egisto. Tutti elementi che deviano dal percorso principale aggiungendo carne su un fuoco troppo fievole.

Odissea, tutto il cinema di Christopher Nolan

Recensione de L'Odissea, nuovo film di Christopher Nolan ispirato al noto poema omerico. Al cinema da 16 luglio.

Ma L’Odissea è probabilmente il materiale adatto per Christopher Nolan e il suo cinema. Il regista inglese infatti dal suo esordio ha sempre sviscerato elementi che ritroviamo anche nel poema omerico, a partire dalle scelte morali e le sue conseguenze. Tutti i personaggi di Nolan affrontano situazioni tutt’altro che semplici, sono pieni di responsabilità e si trovano sempre sul filo del rasoio, ogni scelta è un dilemma. E per Odisseo è lo stesso. Se nel poema si sente responsabile per la fine dei suoi uomini, nel film risalta il suo senso di colpa per la caduta di Troia e quindi di tutta la civiltà umana. Lo stratagemma del cavallo ha dato il via alla decadenza dell’uomo, una responsabilità con cui non riesce a venire a patti.

A braccetto con tali temi c’è quello del sacrificio, che qui consiste nel lasciare la famiglia e la sua Itaca per una guerra che non gli appartiene e a cui prende parte solo per senso del dovere. Un sacrificio che ricade anche sulla moglie Penelope e sul figlio Telemaco che dovranno rispettivamente guidare un regno senza il suo re e crescere senza un padre. Un sacrificio imposto anche ad Itaca e alla sua casa, che si ritroveranno in balia di usurpatori. Proprio i Proci sono uno dei simboli di un altro dei temi cari al regista, ovvero l’ossessione. Se i giovani pretendenti sono ossessionati dal potere, il protagonista e i suoi compagni sono ossessionati dal ritorno in patria.

Un film L’Odissea che pone l’accento anche sul tema della memoria e dell’identità. Se il giovane Telemaco sta ancora cercando la sua strada e la madre (e tutta Itaca) vivono ormai solo di ricordi, Odisseo non sa più chi è. Da dopo la caduta di Troia ha perso la sua bussola e sta cercando di ritrovare la via, non solo per casa ma soprattutto per la sua anima. Un racconto dove inoltre realtà e illusione si intrecciano, un mondo dove l’impossibile diventa reale e l’inganno non è un’arma ma sopravvivenza.

Infine il tempo. Nolan ci ha abituati ad una narrazione non lineare, dove non importa l’ordine cronologico degli avvenimenti perché gli eventi raccontati sono un’unica cosa, sono pezzi di un puzzle che avvengono simultaneamente e che ci aiutano a completare un quadro più grande, dove passato, presente e futuro si mescolano. In questa Odissea il regista ritorna più volte sul passato e su ciò che rappresenta, non solo memoria ma anche fonte di peccato e rinunce.

In conclusione nella versione de L’Odissea di Christopher Nolan ritroviamo tutti gli elementi tipici del regista inglese ma viene meno tutto il significato più recondito dell’opera. Una riscrittura più asciutta ma anche più asettica. Una versione cupa, fantasy e nordica – le ambientazioni più che mediterranee sono norrene – di un mito che sì ha sempre vissuto di rimaneggiamenti ma il cui cuore non è mai mutato ma che non sempre è stato capito fino in fondo. Piacerà ai fan del regista, probabilmente un po’ meno a tutti gli altri.

L’Odissea al cinema dal 16 luglio distribuito da Universal Pictures.

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Emanuele Bianchi

Appassionato di cinema, fotografia, teatro e musica sin da piccolo decide di farne il suo lavoro. Miyazakiano convinto, tanto da incentrare la sua tesi sul suo cinema, e divoratore di anime tanto da volere Eikichi Onizuka come professore al liceo, è uno Jedi come suo padre prima di lui e “nato pronto” e sì, anche un inguaribile nerd (pollice verso per coloro che non colgono le citazioni). Laureato in cinema presso il DAMS di Roma 3 e diplomato in fotografia presso il CST, negli anni ho collaborato con varie testate web di cinema. Giornalista pubblicista iscritto all'albo. Sempre in movimento, perennemente in ritardo. Co-Fondatore di PopCorn Society.

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