C’è ancora domani: verso una nuova vita

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Il 2 giugno del 1946 è una data storica per l’Italia, infatti in quel giorno non solo gli italiani vennero chiamati a decidere tra Monarchia e Repubblica, ma in quel giugno di settantasette anni fa per la prima volta le donne ebbero il diritto di voto. Proprio nei giorni prima di questa grande rivoluzione, che segnò un primo passo verso una nuova era non solo per l’Italia, ma in particolare per le donne, si svolge C’è ancora domani, film che vede il debutto alla regia di Paola Cortellesi e che apre la 18° edizione della Festa del Cinema di Roma. Al suo fianco Valerio Mastandrea, Romana Maggiora Vergano, Emanuela Fanelli, Giorgio Colangeli e Vinicio Marchionni.

La storia è ambientata a Roma e vede protagonista Delia, madre di tre figli e moglie di Ivano, uomo autoritario e incline alla violenza. Insieme a loro il burbero suocero Ottorino. Una vita contrassegnata dalla sottomissione a suo marito e una miriade di lavori per sbancare il lunario, in una città che cerca di ricostruirsi una vita dopo gli orrori della guerra. Una vita quella di Delia scandita da una routine monotona, dove la felicità è ormai un ricordo. Le cose per lei cambiano quando riceve una misteriosa lettera che le fa capire che una nuova vita è possibile. Una vita che (ri)comincia il 2 giugno del 1946.

Una donna sola

il cast di C'è ancora domani

Paola Cortellesi firma insieme a Furio Andreotti e Giulia Calenda un film che ci porta nel pieno della Roma del secondo dopoguerra, una città dove la maggior parte dei suoi cittadini vive di stenti ed espediente, dove si fatica a mettere il pane in tavola e ci si aiuta tra vicini. Una Roma che quindi diventa specchio dell’Italia di allora e di oggi – perché alcune cose non sono poi cambiate così tante – dove la donna è definita solo dai ruoli che da sempre la contraddistinguono: moglie e madre. Nulla di più. Mera appendice del marito, zittita ogni volta che parla e che prova ad esprimere un pensiero. Una mentalità che passa di padre in figlio e che non cambia neanche nei salotti altolocati.

Una situazione resa al meglio dalla buona sceneggiatura, che porta sullo schermo con veridicità, lucidità ed un pizzico di ironia la storia di una donna sola e fragile ma con spalle più larghe di quanto si possa immaginare. Incassatrice formidabile, anche e soprattutto per amore dei figli, Delia è la cartina torna sole di una società maschilista incapace di accettare non solo il cambiamento ma che una donna sia a tutti gli effetti un essere umano.

A darle volto una formidabile Paola Cortellesi. L’attrice si cala perfettamente nei panni del suo personaggio, mostrandoci grazie ad una grande espressività tutti i suoi stati d’animo, senza necessità di parlare. Al suo fianco un prepotente Valerio Mastandrea, un padre padrone convincente, e uno scorbutico Giorgio Colangeli. Non sono da meno Emanuela Fanelli e la giovane Romana Maggiora Vergano, che ci restituisce una giovane innamorata e sognatrice e proprio per questo incapace di vedere la realtà dei fatti.

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Viaggio nel tempo

Paola Cortellesi nei panni di Delia, protagonista di C'è ancora domani

C’è ancora domani è un film che fa fare allo spettatore un viaggio nel tempo, non solo perché ambientato nel 1946, ma anche grazie all’uso del bianco e nero, che conferisce al film quell’aura retrò che trasporta ancora di più nel passato. Una scelta più che vincente perché oltre a far capire che la storia è ambientata in un’epoca ormai lontana, pone anche la mentalità di quegli anni in un ideale dimenticatoio.

Una storia capace di coinvolgere, emozionare e divertire. Grazie anche alla regia di Paola Cortellesi che ci porta nel pieno della vita di Delia. Uno spaccato di vita vera, in cui regnano dolore e insofferenza ma ogni tanto fanno capolino ironia e risate di gusto, dove le vicissitudini di una donna diventano metafora di una nazione intera dove le donne da invisibili hanno iniziato a far sentire la loro voce.

Una vicenda dove come suggerisce il titolo, il domani è sinonimo di speranza e rinascita. Un giorno sicuramente lontano ma capace di infondere forza e coraggio. Proprio la speranza è uno dei temi portanti di C’è ancora domani. Una speranza spesso effimera ma mai doma, ancora di salvezza per Delia e tutte le donne di quegli anni. Un film dove non mancano i rimpianti per amori perduti e per una vita probabilmente fatta sempre di stenti ma sicuramente più felice.

Nonostante una parte finale che si prende tempi eccessivamente lunghi, C’è ancora domani risulta comunque un film toccante, vero, genuino e capace di tenere con gli occhi incollati allo schermo. Un film straniante, dove sono evidenti l’impronta del neorealismo e del cinema d’autore.  Da vedere.

C’è ancora domani al cinema dal 26 ottobre con Vision Distribution.

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Emanuele Bianchi

Appassionato di cinema, fotografia, teatro e musica sin da piccolo decide di farne il suo lavoro. Miyazakiano convinto, tanto da incentrare la sua tesi sul suo cinema, e divoratore di anime tanto da volere Eikichi Onizuka come professore al liceo, è uno Jedi come suo padre prima di lui e “nato pronto” e sì, anche un inguaribile nerd (pollice verso per coloro che non colgono le citazioni). Laureato in cinema presso il DAMS di Roma 3 e diplomato in fotografia presso il CST, negli anni ho collaborato con varie testate web di cinema. Giornalista pubblicista iscritto all'albo. Sempre in movimento, perennemente in ritardo. Co-Fondatore di PopCorn Society.

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